Perché i miei romanzi non invecchiano, il Metodo

Metodo dell'Archivio Narrativo di Marina Galatioto

Per molto tempo ho pensato ai romanzi come a qualcosa che aveva un inizio, uno sviluppo e una fine. Si scriveva una storia, la si pubblicava, la si promuoveva per qualche settimana o qualche mese e poi, inevitabilmente, si passava al libro successivo.

Era quasi una regola non scritta.

Poi ho iniziato a rendermi conto che questa logica non mi apparteneva davvero. Perché un romanzo, almeno per come lo vivo io, non smette di esistere quando arriva all’ultima pagina.

Anzi.

In certi casi è proprio da lì che potrebbe cominciare una seconda vita. Da questa idea è nato quello che oggi chiamo Metodo dell’Archivio Narrativo. È il metodo che utilizzo personalmente per continuare a lavorare sui miei romanzi anche dopo la pubblicazione, senza considerarli prodotti “vecchi” soltanto perché non sono più una novità editoriale.

Un romanzo non è soltanto un libro

Quando scriviamo una storia, in realtà costruiamo molto più di quello che finisce sulla pagina. Creiamo personaggi e luoghi, oggetti e frasi, simboli e atmosfere, piccoli dettagli che magari nel romanzo occupano poche righe, ma che potrebbero avere ancora moltissimo da raccontare.

E allora perché lasciare tutto lì?

È stata questa la domanda da cui sono partita.

Nel tempo ho iniziato a guardare i miei libri in maniera diversa. Non più soltanto come romanzi da vendere, ma come universi narrativi da conservare, organizzare e far vivere nel tempo. Da qui è nata l’idea di Archivio.

Non un archivio nel senso freddo del termine. Non una cartella dove mettere qualcosa che non serve più. Esattamente il contrario: un luogo in cui una storia continua a produrre contenuti, emozioni, curiosità e nuovi punti di contatto con chi l’ha letta o con chi deve ancora scoprirla.

Dare nuova vita ai romanzi

Uno degli errori più facili da commettere, soprattutto quando si pubblicano diversi libri, è pensare che ogni nuova uscita debba necessariamente sostituire quella precedente.

Il nuovo romanzo prende spazio, il precedente lentamente scompare. Quello ancora prima quasi non viene più nominato. E dopo qualche anno ci si ritrova con un catalogo pieno di storie che esistono ancora, ma che nessuno sta più realmente raccontando.

Volevo evitare proprio questo.

Il Metodo dell’Archivio Narrativo nasce anche per questo motivo: fare in modo che ogni romanzo possa tornare ciclicamente al centro dell’attenzione senza sembrare una semplice riproposizione della stessa promozione.

Perché c’è una grande differenza tra continuare a dire “compra il mio libro” e continuare a raccontare il mondo che quel libro contiene. Ed è su quella differenza che ho iniziato a lavorare.

Non si tratta soltanto di marketing

Naturalmente c’è anche una parte legata alla promozione. Sarebbe inutile negarlo. Un libro, per essere letto, deve essere visibile, ma l’Archivio Narrativo per me nasce prima di tutto da una considerazione creativa. Io passo mesi insieme a determinati personaggi.

Conosco le loro case, le loro abitudini. So cosa ordinerebbero al bar, quale frase direbbero in una determinata situazione, quale oggetto terrebbero sul comodino e tutto questo spesso non entra completamente nel romanzo.

Rimane intorno alla storia. È materiale invisibile, ma esiste. Il metodo parte proprio da lì, dal recuperare ciò che normalmente resta ai margini e trasformarlo in qualcosa che possa ancora avvicinare il lettore a quel mondo.

Ann the loser protagonista chi è romanzo di Marina Galatioto

In che modo?

Il metodo è composto da diversi livelli e da una struttura precisa che ho costruito nel tempo, provando, modificando e soprattutto applicando direttamente ai miei romanzi. Posso però dirvi che parte da una domanda molto semplice:

quante storie esistono davvero dentro una storia? Molte più di quanto immaginiamo.

Il lettore non incontra più soltanto il romanzo

Questo è forse l’aspetto che trovo più interessante. Con un Archivio Narrativo, il rapporto tra lettore e libro cambia. Non ci sono più soltanto il momento dell’acquisto e quello della lettura. Si creano altri ingressi.

Qualcuno può conoscere prima un personaggio. Qualcun altro può essere incuriosito da un luogo. Un’altra persona può arrivare alla storia attraverso un dettaglio, un oggetto, una frase, un contenuto che apparentemente sembra piccolo ma che contiene già una parte dell’identità del romanzo.

È un modo per permettere alle storie di circolare in maniera diversa. E anche di essere scoperte anni dopo la loro pubblicazione. Per me questo è fondamentale. Non voglio che un romanzo abbia una data di scadenza.

Il metodo che uso sui miei libri

Oggi applico questo principio al mio catalogo. Ogni romanzo può avere un proprio spazio, una propria identità e una serie di elementi che continuano a crescere nel tempo. Alcuni sono visibili. Altri lo diventeranno.

Altri ancora rimarranno probabilmente dietro le quinte, perché servono soprattutto a mantenere coerenza tra tutto quello che viene creato intorno a una storia. È un lavoro che unisce narrativa, organizzazione, contenuti e strategia, ma soprattutto parte da una convinzione molto semplice:

un libro può continuare a vivere molto più a lungo del periodo in cui viene lanciato.

E forse è proprio questo che mi piace di più dell’idea di Archivio Narrativo. Sapere che posso tornare in un romanzo scritto anni fa e trovare ancora qualcosa da raccontare.

Non voglio ancora svelare completamente come funziona il metodo, posso però anticipare una cosa. L’Archivio Narrativo non nasce per conservare le storie. Nasce per impedire che smettano di vivere.

Ed è esattamente quello che sto facendo con le mie e ve lo mostrerò presto, ma puoi già vederlo con Ann the loser.

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