
Joy Monreal non entra in scena come una donna sicura di sé. Non ha un piano. Non ha un lavoro. Non ha soldi e, soprattutto, non ha una grande opinione di sé stessa. Quando la incontriamo in Una loser curvy alla riscossa, Joy è convinta di aver fallito su tutti i fronti.
La relazione con Chris è finita, la sua vita sembra essersi sgretolata e persino tornare a casa dai genitori le appare come una sconfitta che non può assolutamente accettare. Eppure è proprio da quel momento che comincia il suo vero percorso perché la storia di Joy non racconta soltanto un nuovo amore.
Racconta di una donna che deve imparare a guardarsi con occhi diversi.
Chi è Joy Monreal

Joy è la protagonista di Una loser curvy alla riscossa, una commedia romantica contemporanea con elementi hate to love, slow burn, age gap e body positivity. È una donna curvy, ironica, impulsiva e spesso molto più dura con sé stessa di quanto lo siano gli altri.
All’inizio della storia si definisce una perdente. Una loser. Non perché qualcuno glielo abbia scritto addosso (come capita a un’altra protagonista dei miei romanzi, Ann the loser), ma perché, dopo una serie di delusioni, è lei stessa ad aver cominciato a crederci. Ed è proprio questa convinzione il primo vero ostacolo che dovrà affrontare, ostacolo che moltissime persone, a dire il vero, si ritrovano a dover affrontare nella vita.
Il rapporto di Joy con il proprio corpo
Joy non ha mai avuto un buon rapporto con lo specchio. Il suo corpo è una presenza costante nel modo in cui interpreta se stessa e il comportamento degli altri. Non si limita a pensare di non corrispondere a determinati canoni estetici. Arriva a collegare il proprio valore personale al proprio aspetto ed è qui che il romanzo prova a spostare lo sguardo.
Il problema di Joy non è essere curvy. Il suo problema è aver imparato a credere che quel corpo la renda meno desiderabile, meno interessante o meno degna di essere amata. Il suo percorso non consiste quindi nel trasformarsi fisicamente. Consiste nel
cambiare il significato che attribuisce al proprio corpo.
Quando essere curvy non è il problema
Uno degli aspetti che considero più importanti nella costruzione di Joy è proprio questo. Non volevo che la sua storia dicesse:
“Devi cambiare per essere felice.”
Volevo raccontare quasi il contrario. Joy non ha bisogno di diventare un’altra donna. Ha soltanto bisogno di smettere di considerarsi sbagliata. Essere curvy fa parte della sua identità, ma non la definisce interamente. È una caratteristica. Non una condanna.
Non è un difetto da correggere e soprattutto non dovrebbe essere il filtro attraverso cui interpreta ogni relazione, ogni sguardo e ogni possibilità.
Joy e la paura del giudizio
Joy è molto sensibile a ciò che gli altri potrebbero pensare di lei, ma la parte più dolorosa non è il giudizio esterno, è quello che ha già interiorizzato fin da bambina. Prima ancora che qualcuno possa rifiutarla, Joy immagina di non essere abbastanza. Prima ancora che qualcuno possa criticarla, si critica da sola.
Prima ancora che qualcuno possa farla sentire fuori posto, lei è già convinta di esserlo… forse i suoi problemi iniziano già in famiglia? (Non ti spoilero nulla!!!)
Per questo il suo percorso riguarda anche il modo in cui impariamo a portare dentro di noi le opinioni degli altri. A volte per anni e a volte senza accorgercene.
Il momento in cui Joy tocca il fondo
Quando Joy entra nel grande magazzino in cerca di un posto dove passare la notte, la situazione ha qualcosa di assurdo, quasi comico, ma dietro quella scena c’è una donna che non sa più cosa fare. Dormire di nascosto nel reparto letti non è certo un grande progetto per il futuro. È una soluzione disperata ed è proprio qui che Joy comincia simbolicamente da zero.

Quando sembra non avere più nulla, incontra Avery Wallreens. Lui decide di crederle. Le concede una possibilità e quel gesto diventa il primo piccolo passo verso una vita diversa. A dire il vero, Joy e Avery si concedono una possibilità a vicenda, e questo, secondo me, è una delle parti migliori della storia.
La prima occasione
Per Joy, il lavoro nel grande magazzino rappresenta molto più di un impiego: è la possibilità di dimostrare di poter ricominciare, ma anche di dimostrare a chi le ha dato un’occasione, di meritarsela.
Per la prima volta dopo molto tempo, Joy può provare a costruire qualcosa invece di limitarsi a pensare a ciò che ha perso.
L’incontro con Blaine
Poi arriva Blaine Wallreens, il fratello maggiore di Avery. E non gli assomiglia per niente. Almeno caratterialmente. È esattamente il tipo di persona di cui Joy non avrebbe bisogno: è arrogante, diffidente, sicuro di sé, pronto a giudicarla. Blaine è il classico uomo che esce soltanto con modelle filiformi e che non concepisce forme diverse.
Inoltre, Blaine non crede alla sua storia con la stessa facilità del fratello. Joy, dal canto suo, non impiega molto a decidere che lui sia insopportabile. Ed è proprio da questa distanza che nasce il loro hate to love, non da un’attrazione immediatamente romantica, ma da due persone che si osservano attraverso una quantità considerevole di pregiudizi.
Quello che Blaine vede e quello che Joy vede
Uno degli aspetti più interessanti della loro relazione riguarda proprio lo sguardo. Joy è abituata a pensare che gli altri la vedano attraverso il suo corpo. Blaine, invece, diventa progressivamente uno degli elementi che mettono in crisi questa convinzione e non perché debba essere un uomo a insegnarle ad amarsi. Quello rimane un percorso che Joy deve compiere da sola, ma perché a volte lo sguardo di qualcuno può farci capire quanto sia distorta l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi.
Joy e l’amore
Quando si parla di romance è naturale chiedersi chi conquisterà chi, ma per Joy la questione più importante è un’altra. Prima di riuscire a fidarsi davvero dell’amore, deve riuscire a fidarsi di sé, deve capire che una relazione fallita non la rende una donna fallita, che il corpo che hai non stabilisce quanto amore meriti e che essere desiderata da qualcuno non può essere l’unico modo per sentirsi finalmente bella.

Dal grande magazzino alla moda curvy
Il percorso di Joy la porta anche verso un rapporto completamente diverso con l’immagine. La donna che all’inizio vorrebbe quasi rendersi invisibile comincia progressivamente a scoprire un mondo in cui il suo corpo può essere mostrato, valorizzato e celebrato.
Il passaggio verso la moda curvy e il lavoro come modella rappresentano quindi molto più di un cambiamento professionale. Sono quasi il contrario simbolico del punto da cui Joy era partita.
All’inizio si nasconde, poi impara a mostrarsi. Non perché sia diventata improvvisamente perfetta, ma perché ha cominciato a considerare il proprio corpo degno di essere visto.
Joy non diventa un’altra persona
Questa, per me, è una distinzione fondamentale. La Joy della fine non cancella quella dell’inizio. Non diventa improvvisamente invulnerabile. Non perde tutte le insicurezze e non smette magicamente di avere paura del giudizio.
La crescita personale raramente funziona così.
Quello che cambia è il modo in cui comincia a reagire a quelle paure. Joy non diventa un’altra donna. Comincia semplicemente a trattare con maggiore gentilezza quella che è sempre stata.
Perché si chiama Una loser curvy alla riscossa
La parola loser nel titolo è volutamente provocatoria. È l’etichetta che Joy ha messo su se stessa. Che Avery ha messo su sé stesso. All’inizio della storia Joy pensa davvero di essere una perdente.
La sua riscossa, però, non consiste nel dimostrare agli altri che si sbagliavano, quella sarebbe soltanto metà della storia. La vera rivincita arriva quando smette di aver bisogno del giudizio altrui per stabilire quanto vale.
La riscossa di Joy non è soltanto sentimentale. È personale.
Una storia d’amore verso sé stessa
Una loser curvy alla riscossa è una commedia romantica. Ci sono hate to love, slow burn, un patto segreto. C’è Blaine. Ci sono incomprensioni, attrazione e situazioni romantiche, ma sotto quella storia ce n’è un’altra, quella di una donna che impara lentamente a separare ciò che è da ciò che pensa di dover essere.
Per questo mi piace considerare il percorso di Joy anche come una storia d’amore verso sé stessa. Forse meno spettacolare di quella romantica, ma indispensabile.
La frase che racconta Joy
Se dovessi riassumere il suo percorso in una domanda, sarebbe questa:
Riuscirà a smettere di definirsi attraverso il proprio corpo, gli errori commessi, una relazione fallita o ciò che gli altri potrebbero pensare di lei?
È la domanda che accompagna Joy dall’inizio alla fine perché la persona di cui deve conquistare davvero la fiducia non è Blaine, è se stessa.
Joy Monreal nell’Archivio Narrativo
Nell’Archivio Narrativo di Una loser curvy alla riscossa potrai approfondire anche altri aspetti legati a Joy:
- il suo rapporto con Blaine;
- la body positivity nel romanzo;
- il rapporto con lo specchio;
- il mondo della moda curvy;
- i suoi momenti di svolta;
- le citazioni più significative;
- l’evoluzione visiva del personaggio;
- il dietro le quinte della sua creazione;
- l’Atelier dedicato al romanzo.
Dove ogni romanzo continua oltre l’ultima pagina.
Vuoi conoscere tutta la storia di Joy?
Una loser curvy alla riscossa è disponibile su Amazon in formato Kindle e cartaceo e può essere letto anche tramite Kindle Unlimited.





