
Arrivata al Capitolo 59, quando Solomon e Alison bevono un cappuccino in un… udite, udite, VirtualCafè che esce direttamente dal romanzo Ann the loser, mi sono detta: «Che finale si aspetta una lettrice?» e «Che finale vorrei io?» e ancora «Che finale vorrebbe la protagonista?»

Come tutte sappiamo, un romance DEVE avere un lieto fine, ma chi stabilisce quale debba essere? In primo luogo lo fa l’autrice, in base alla storia che ha in mente e che ha deciso di scrivere. Di solito l’HAPPY END è con l’uomo che la protagonista ama. Pur str0nz0 che possa essere, durante la narrazione cambia, si accorge di amarla, le chiede scusa per qualsiasi cosa abbia fatto e arriva il vissero felici e contenti.
Ultimamente, però, ho guardato un numero allucinante di volte il film “It’s complicated”, in italiano “È complicato”, con Meryl Streep e Alec Baldwin. E ho riflettuto.
La prima volta che l’ho visto, lo confesso, non ho apprezzato il finale. Per niente. Jake… come si fa a non amare Jake? Ma lui non è veramente cambiato. Torna sui suoi passi solamente perché la vita gli sta andando male, perché il suo matrimonio fa acqua da tutte le parti e allora torna da Jane, convinto che lei non aspetti altro.
Sono così adorabili insieme che inizi a pensare che sia la cosa giusta che stiano insieme, che tutto si ricomponga come un vaso nel Feng Shui (usa questo paragone un’amica di Jane, nel film che, a proposito, puoi vedere su Netflix), ma poi, rivedendolo, noti delle piccole crepe, sottili discrepanze che ti fanno considerare il tutto sotto un punto di vista diverso.
It’s complicated

Credo di averlo visto almeno una decina di volte. Le batture sono divertenti, lei è divertente. La loro mimica facciale è uno spasso, per non dire delle situazioni. Tutto sembrerebbe portarli nella direzione del tornare insieme, ma poi… ecco che si vedono le prime crepe nella facciata di Jake.
Quelle “mezze verità” che Jane lo accusa di aver sempre detto e che per lei sono sempre fonte di confusione e incertezza. (Un esempio? Dice di aver lasciato la moglie per lei, invece è la moglie ad averlo fatto). Riguardando il film innumerevoli volte mi sono resa conto che sarebbe stato facile ricaderci. Ricadere tra le braccia di un uomo che ti ha tradita, ma che ritorna.
Una rivincita? Avrebbe potuto esserlo, ma Jane si rende conto che sarebbe solo un passo indietro, per lei che è cresciuta, è andata avanti, si è rifatta una vita e (SPOILER) potrebbe avere qualcuno.
Così mi sono domandata… quanto è giusto tornare sui propri passi? Perdonare qualcuno che ti ha fatto soffrire soltanto perché aveva paura? Le nostre paure possono giustificare la cattiveria con cui abbiamo trattato gli altri?
Io non credo. È vero, l’amore vince sempre. Ma quel è l’amore vero? Non è detto che sia quello che ti ha fatto soffrire. Magari è un altro.
Non andare avanti se non hai letto il libro (SPOILER)
Mentre sscrivevo il capitolo 59, con Solomon che aspetta che lei arrivi, mi sono immaginata un finale diverso. Ho immaginato che lui, seduto al tavolino, la veda arrivare, sorrida felice e la guardi togliersi il cappotto leggero per rendersi conto che ha il suo profilo è arrotondato, che ha una piccola pancia.
È incinta! E non è suo.
Mi sono immaginata come potrebbe sentirsi un uomo che ha fatto di tutto per non amarti, che ti ha trattata così male da farti sanguinare, che poi ritorna e ti trova felice. Felice con un altro. Forse questo è il finale che si meritava Alison, al di là del romanzo. Perché l’amore non fa soffrire e, come dice lei, rende migliori.
Nella vita le persone vanno avanti, anche se dolorosamente, voltano pagina. Difficilmente ci si ritrova, si ha una seconda possibilità. E una giovane donna, come Alison, una volta capito chi è, una volta resasi conto di quanto vale, probabilmente non tornerebbe con un uomo che, seppur per paura di impegnarsi e di soffrire, l’abbia trattata in quel modo.
Così, dato che il primo amore non si scorda mai, penserebbe a lui con il sorriso sulle labbra e un filo di rammarico, conservando però la convizione che si tratta soltanto di ricordi. Tutti hanno avuto un primo amore. Per molti è finito. Per tanti no. E come le ricorda suo nonno, hanno fardelliben più pesanti sulle spalle.
La lezione per Solomon
Sì, sarebbe stata una bella lezione per lui. Si sarebbe accorto che aveva il mondo e che l’ha perso. E soltanto per colpa sua. Dopo quell’incontro lei l’avrebbe salutato dicendogli che non portava rancore e che gli augurava ogni felicità. Avrebbe raggiunto suo marito, magari Pete, e lo avrebbe abbracciato felice di avere accanto un uomo che l’amava e non aveva paura di dimostrarlo.
Solomon, al contrario, sarebbe rimasto ancora seduto al tavolino, incredulo a pensare a come avesse perso tutto. Definitivamente. Perché in cinque anni, se proprio ci teneva, avrebbe potuto cercarla, chiederle scusa. Invece, no. Un po’ come Jake, nel film, che torna indietro soltanto per interesse.
Il finale alternativo
Ed è per questi pensieri che è nato il finale alternativo di NO WAY OUT che ovviamente non è stato scritto all’interno del libro, perché un romance è un romance e deve avere il suo lieto fine. Lo trovi soltanto qui, nel blog.
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